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Diari di Viaggio,  Polonia

Auschwitz: la memoria della vergogna

Ci sono argomenti che si fatica a condividere, forse per paura di risultare insensibili e poco rispettosi. Per questa ragione inizialmente avevo deciso di non scrivere articoli sulla mia visita ad Auschwitz. Ma poi ho realizzato che quei luoghi continuano ad esistere perché le loro storie DEVONO essere conosciute, comprese e condivise. Così ho provato a mettere nero su bianco la storia di quella giornata, passata dentro i recinti di filo spinato ad ascoltare il silenzio di più di un milione di voci. Durante la visita ai due campi il silenzio regna sovrano, l’anima si sente piena e vuota allo stesso momento. I nomi letti distrattamente sui memoriali prendono vita e diventano persone vere, i cui vestiti, oggetti e purtroppo (in caso di donne) anche capelli, sono ancora lì fra quelle mura. Le storie lette sui libri, viste nei film o ascoltate dalle guide locali prendono forma e non sembrano più così lontane.

Cenni storici sul campo di concentramento di Auschwitz

Con il termine “Auschwitz” si intende un complesso di campi di concentramento nazisti, nati durante il periodo dell’Olocausto, nelle vicinanze della cittadina polacca di Oświecim. Oltre al campo originario, chiamato Auschwitz I, nacquero successivamente diversi altri campi: il campo di sterminio di Birkenau (Auschwitz II), il campo di lavoro di Monowitz (Auschwitz III) e altri 45 sottocampi.

I campi furono lo strumento fondamentale di cui si servirono i nazisti come “soluzione finale della questione ebraica”, nonostante al loro interno venissero rinchiusi e uccisi anche altre categorie di persone (nemici di guerra, oppositori politici, disabili, omosessuali). La maggior parte di loro veniva eliminata non appena arrivata al campo; il resto veniva torturato e costretto a lavorare nelle peggiori condizioni umane. Più di 1 milione di prigionieri morì in quegli anni di sterminio. Alla fine della guerra le truppe sovietiche liberarono il campo il 27 gennaio 1945. Affinché il ricordo di ciò che è successo rimanesse indelebile, nel 1979 il complesso di Auschwitz – Birkenau venne dichiarato Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO e al suo interno fu creato il Museo Memoriale. Inoltre, il 27 gennaio viene commemorato dal 2005 come Giorno della Memoria.

Visita ad Auschwitz I

Auschwitz I fu un campo di concentramento istituito nel 1940 come centro amministrativo dell’intero complesso. La maggior parte dei prigionieri rinchiusi qui nei primi anni erano nemici di guerra e intellettuali polacchi. Questi ultimi furono fra i primi ad essere catturati, poiché, con le loro idee e la loro cultura, avrebbero minacciato la diffusione dell’ideologia nazista. I detenuti ad Auschwitz avevano comunque vita breve: chi riusciva a sopravvivere a quello stile di vita disumano non poteva evitare per molto tempo le camere a gas. Fu proprio ad Auschwitz che, nel blocco 11 del campo, il cosiddetto “blocco della morte”, fu testato per la prima volta il gas Zyklon B, un antiparassitario che avrebbe semplificato il lavoro alle SS, in quanto velocizzava le operazioni di sterminio.

Oggi all’interno dei blocchi di Auschwitz sono state create delle sale museo, con allestimenti fotografici e varie teche in cui sono mostrati gli ultimi oggetti ritrovati dopo la liberazione sovietica del campo. Vestiti, valigie, scarpe e beni personali. Vi chiederete il perché di questi oggetti in un luogo dove la gente veniva mandata a morire. In realtà, soprattutto durante i primi anni di deportazione, non si aveva piena consapevolezza di cosa fossero realmente questi luoghi. Veniva promesso ai prigionieri che se fossero stati buoni lavoratori quella sarebbe stata solo una prigione temporanea. La scritta sul portale d’ingresso del campo, “Arbeit macht frei” (“Il lavoro rende liberi”) serviva a consolidare l’inganno.

Ognuno detenuto si preoccupava, quindi, di portare con sé una valigia, con la convinzione che se avesse lavorato sodo tutto sarebbe andato per il meglio. Dentro la valigia metteva la sua vita: gioielli, vestiti, fotografie e tutto ciò che gli sarebbe servito tornato a casa. Valigia che gli veniva strappata, insieme a quell’illusione, una volta aperte le porte del vagone che li aveva condotti lì.

Visita a Birkenau

Non un campo di lavoro come Auschwitz ma un campo di sterminio. Creato a soli 3 km da Auschwitz I, suddiviso in sezioni recintate con filo spinato elettrificato, Birkenau fu un vero e proprio luogo di morte. Era dotato di quattro grandi crematori che lavoravano ininterrottamente giorno e notte.

Per smaltire l’enorme quantità di prigionieri che ogni giorno arrivavano dal resto d’Europa, fu allungato il binario fino all’interno del campo, in modo da velocizzare le operazioni di smistamento. Arrivati al Birkenau, infatti, dopo giorni (a volte settimane) chiusi in un vagone senza acqua né cibo, i sopravvissuti al viaggio venivano fatti scendere per una prima selezione: quelli ritenuti in grado di lavorare venivano mandati nelle baracche, gli altri (soprattutto anziani, donne e bambini) andavano direttamente nelle camere a gas.

Nei giorni precedenti la visita, parlando con chi era già stato ad Auschwitz, la maggior parte dei turisti concordava nell’affermare che la visita a Birkenau fosse stata la più toccante. Per me è stato il contrario ma ogni esperienza è sempre soggettiva e devo ammettere che ad Auschwitz, io come altri del mio gruppo, abbiamo fatto fatica a trattenere la commozione. Di Birkenau sicuramente colpiscono le testimonianze delle condizioni di vita in cui erano costretti a vivere: baracche adatte ad ospitare circa 50 persone ne contenevano circa 750, cibo razionato e neanche sufficiente a non farli morire di fame, torture psicologiche, condizioni climatiche insostenibili sia in estate che in inverno.

Consigli per la visita

Il sito di Auschwitz – Birkenau si può visitare sia da soli che con una guida. Esistono tanti tour organizzati (con prezzi accessibilissimi), il cui costo include il biglietto d’ingresso, la guida in italiano e il trasporto da e per il tuo alloggio. Potete acquistare il biglietto sia online, tramite il sito ufficiale, sia in una delle agenzie che troverete fra le vie di Cracovia.

Io ho avuto la fortuna di riuscire a prenotare una visita guidata con pochissimo preavviso ed è l’alternativa che consiglio a tutti per luoghi come questo. Sicuramente girare da soli permette di soffermarsi più tempo nei vari punti di interesse ma non ti dà la possibilità di comprendere fino in fondo la storia di ciò che vedi. Ogni parola del racconto di chi ci ha guidato in questo percorso è stata profondamente educativa. In totale la visita dura circa 4 ore, compreso lo spostamento da Auschwitz a Birkenau.

Per raggiungere il sito in autonomia, invece, si hanno tre opzioni: auto, treno o autobus. In auto da Cracovia sono circa 60 km: in loco troverete un parcheggio in prossimità dell’ingresso ai campi. Dalla stazione degli autobus di Cracovia partono ogni giorno linee dirette che in circa 90 minuti vi portano a destinazione, mentre se optate per il treno, sappiate che la stazione di riferimento sarà quella di Oswiecim, a circa 2 km da Auschwitz. L’ultimo consiglio che mi permetto di dare è questo: lasciate a casa la reflex, spegnete i telefoni e per una volta osservare tutto solo con occhi e cuore aperti. 

Riflessioni

Primo Levi disse che “l’olocausto è una pagina del libro dell’umanità da cui non dovremmo mai togliere il segnalibro della memoria”. Ma come si fa a commemorare un evento e da esso trarre insegnamento se non lo si comprende fino in fondo? Non basta secondo me una conoscenza enciclopedica di ciò che accade nel mondo: è necessario prendervi parte, essere toccati da un minimo di quel dolore.

Questo è il motivo per cui credo fermamente che vedere dal vivo luoghi come questo sia fondamentale per la crescita interiore di ognuno di noi. Auschiwtz, Birkenau, Monowitz sono solo gli esempi storici più famosi di ciò che comporta la perdita d’umanità. Sempre Primo Levi disse “è avvenuto, quindi può accadere di nuovo” e generazioni nate e vissute pochi decenni dopo quei crimini disumani, non hanno mai smentito quell’affermazione.

Ciò che è accaduto continua ad accadere, ogni giorno, in ogni parte del mondo: gli uomini continuano a scagliarsi contro altri uomini, colpevoli ai loro occhi di chissà quale colpa. Ma ogni generazione dovrebbe avere un debito nei confronti di quelle che l’hanno preceduta, una tacita gratitudine per gli insegnamenti tramandati. Commemorare non basta, è necessario onorare e il modo migliore di farlo è evitare che gli stessi orrori siano ripetuti. Ma senza conoscenza non c’è comprensione e senza comprensione non c’è umanità. Oggi come allora di umanità se ne vede poca e di ciò dovremmo provare vergogna. La vergogna credo sia stata l’emozione più forte che mi abbia lasciato quest’esperienza.

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“Grido di disperazione ed ammonimento all’umanità sia per sempre questo luogo dove i nazisti uccisero un milione e mezzo di uomini, donne e bambini, principalmente ebrei, da vari paesi d’Europa”

Auschwitz – Birkenau

1940 – 1945

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