Creta: 8 giorni nell’isola delle meraviglie
Paesaggi mozzafiato, siti archeologici, bianche città piene di vita, spiagge da sogno, mare dagli splendidi riflessi…tutto questo e molto altro è Creta. Un luogo in cui ogni ingrediente contribuisce a rendere l’isola magica! Imparate ad amarne la cultura percorrendo le sue strade, circondate da taverne, mulini a vento, arnie e csoklissia. Gustate il loro cibo e fatevi conquistare dai sapori mediterranei della cucina degli dei. Fatevi trasportare dalla loro musica, dalle sonorità dolorose ed eversive. Ma soprattutto socializzate e fatevi travolgere dall’allegria di un popolo che ha tanto da raccontare.
1° giorno: Heraklion e Rethimno
Ci svegliano le prime luci dell’alba. Finalmente arriviamo ad Heraklion, dopo una traversata di nove ore sulla nave partita da Atene. Un po’ assonnati ma impazienti di conoscere tutto di quest’isola, facciamo la nostra prima colazione cretese in attesa dell’auto a noleggio, una piccola Ypsilon che ci ha accompagnato per tutto il viaggio. Creta, culla della civiltà minoica, conserva ancora diversi siti archeologici in cui poter ammirare la bellezza degli antichi palazzi: Kato Zakros, Festos, Malia sono solo pochi esempi.
Chi non avesse il tempo o l’interesse per visitarli tutti potrà fare come noi e vedere solo il più rappresentativo, quello di Cnosso. Il sito è legato alla storia del re minoico Minosse, del leggendario Minotauro e al mito di Teseo, Dedalo e Icaro. Sarà proprio questa la nostra prima tappa, trovandosi a soli 7 Km dal porto. Il palazzo è ricostruito in più punti e ben conservato; i reperti materiali si trovano tutti al Museo di Heraklion, la cui visita è inclusa nel costo del biglietto (20 euro). Usciti dal sito, ci dedichiamo una pausa per comprare qualche souvenir nei negozietti adiacenti e decidere come proseguire il viaggio: avevamo solo 10 giorni per vedere tutta l’isola e ritornare a Heraklion. Non sapevamo ancora se ci saremmo riusciti ma sicuramente dovevamo decidere da dove partire. In quel momento la soluzione arriva dal proprietario del bazar, che involontariamente ascoltava i nostri discorsi: “Andate a Rethimno ma prima fermatevi a Bali a fare un bagno”. E così abbiamo fatto.
Bali è un piccolo paesino sul mare, con spiagge, lidi e taverne. Il mare nella parte nord dell’isola non è nulla di eccezionale ma è stato molto rilassante godersi un bel piatto greco, seduti all’ombra di un albero ad osservare l’orizzonte, prima di dirigerci verso Rethimno. La città si trova ad un’ora di macchina ad ovest di Heraklion. Le poche aspettative che avevamo su questa cittadina sono state splendidamente deluse: siamo rimasti affascinati dal carattere pittoresco del suo centro storico, dai portali veneziani e dalle moschee di epoca ottomana.
Tutto si sviluppa alle pendici di un’antica Acropoli, poi fortificata dai veneziani. A fare da cornice al paesaggio uno splendido porticciolo che la sera si illumina di colori. Passiamo le ore persi fra i suoi vicoli e ne ammiriamo la bellezza dalla cima del vecchio faro al tramonto. Sono 21:00. Per noi è arrivato il momento di decidere almeno dove andare a dormire. Scegliamo di salutare Rethimno e raggiungere la città più vicina, Chania. Nonostante l’ora tarda, la ragazza del B&B che ci ha accolto ha passato un po’ di tempo con noi per aiutarci a pianificare i prossimi 3 giorni di viaggio.
2° giorno: Gole di Samarià
Meta imprescindibile per gli amanti del trekking e della natura. Si tratta di un percorso di 16 km attraverso uno dei canyon più belli d’Europa. Armatevi come noi di energia, curiosità ma soprattutto di scarpe comode! Se non siete assidui camminatori il sentiero vi lascerà qualche dolore muscolare ma arrivati alla fine del percorso non vi pentirete di aver percorso quei km.
Noi siamo usciti un po’ provati da quella lunga camminata, quindi, arrivati al porto, nonostante il traghetto che doveva riportarci indietro stesse per attraccare, ci siamo dovuti tuffare dal molo per godere del potere ristoratore del mare. Si, perché onestamente: la natura è stupenda…ma 16 km a luglio un po’ meno! (potrete leggere maggiori info sul percorso nel mio articolo “Cosa vedere a Creta“)
Tornati a Chania eravamo troppo stanchi per buttarci nella movida cretese (ancora semi assente a causa del Covid-19). Riusciamo a trovare le forze solo per esplorarne il lungomare e fermarci a cenare in una taverna. Stavolta ci godiamo una specialità di pesce, il polpo grigliato, mentre chiacchieriamo con gli habitués del posto e col proprietario, Vasilikò. A fine cena ci viene offerta la solita boccetta di raki, che ci dà il colpo di grazia e ci costringe a tornare a casa brilli, esausti ma felici.
3° giorno: Elafonissi
Per riprendersi dalla lunga camminata alle Gole non c’è niente di meglio che passare una giornata di pieno relax al mare. E allora saliamo in macchina, armati di crema solare, zaini e gambe doloranti. Direzione: la spiaggia rosa di Elafonissi. Da Chania la separa un’ora e mezza di macchina. Per accedere alla spiaggia basta solo attraversare il parcheggio (informazione all’apparenza banale ma per nulla scontata). All’ingresso si può scegliere se avere ombrellone e lettini (10 euro in totale) o se posizionarsi nelle aree libere. Abbandoniamo subito i nostri zaini e andiamo ad esplorare la spiaggia. Camminando fra le acque basse e cristalline del tratto più vicino alla costa si notano appena le sfumature rosa donate dai coralli alla sabbia bianca.
Per godersi al meglio questa particolarità bisogna percorrere la lingua di sabbia che collega la spiaggia ad una specie di isolotto: qui tratti rocciosi si alternano ad una costa sabbiosa quasi del tutto rosa, incorniciati da un mare blu intenso. La nostra giornata volerà così, immersa in questo oceano di colori. La sera ovviamente non ci facciamo mancare un buon pasto cretese. Sulla strada di ritorno incontriamo la taverna di Zàharias: i colori dei tavoli e l’atmosfera casereccia ci convincono a fermarci lì. Finalmente riusciamo a mangiare la nostra prima moussaka. Avevamo già deciso che la nostra prossima destinazione sarebbe stata la spiaggia di Balos. Rinunciamo così a tornare a Chania e passiamo la notte nella vicina cittadina di Kissamos.
4° giorno: le spiagge di Balos e Falsarna
Non si può dire di essere stati a Creta senza aver visto la spiaggia di Balos. Dormire a Kissamos può essere una scelta strategica, sia per chi deciderà di andare a Balos tramite traghetto sia per chi userà la macchina. Troverete persone che vi scoraggeranno ad usare l’auto: la strada sterrata che conduce al parcheggio è lungo 8 km e non è di facile percorrenza. Suggeriscono, quindi, di raggiunge Balos via mare, con un traghetto che offre anche una sosta intermedia alla fortezza veneziana di Grabusa, su un isolotto vicino Balos. Nonostante tutto (non avevamo neanche un’assicurazione in caso di danni alla macchina) noi abbiamo voluto rischiare e abbiamo raggiunto la spiaggia in auto, seguendo il consiglio di Zàharias e della receptionist del B&B.
Superato il posto di blocco obbligatorio per accedere alla strada (costo pedaggio: 1 euro), percorriamo lo sterrato a 15 km/h, con l’allegria isterica di chi sa che basta un attimo per far succedere l’irreparabile. In alcuni punti la strada è molto dissestata e spesso si incontrano molte capre non sempre propense a farti passare. Ma se potessimo tornare indietro rifaremo comunque la stessa scelta: ci è stato regalato un panorama da cartolina, che nessun arrivo semplificato in traghetto avrebbe mai potuto pareggiare.
Lasciata la macchina al parcheggio, iniziamo la discesa verso la costa, un sentiero di circa 20 minuti, misto fra terreno e gradoni. Ad ogni passo la vista della spiaggia dall’alto ci toglieva il fiato e ci costringeva a fermarci per perderci in ogni suo scorcio. Rimaniamo a Balos solo poche ore: purtroppo il vento era esageratamente forte.
Ma la giornata era ancora lunga e noi non eravamo ancora sazi. Decidiamo così di andare a Falsarna, i “Caraibi di Creta” come l’ha definita Zàharias. Prima, però, dovevamo solo convincere una capra un po’ testarda ad abbandonare il cofano della nostra Ypsilon senza danneggiarla.
Eccoci infine a Falasarna. Se cercate calme acque profonde in cui tuffarvi e tramonti mozzafiato è qui che dovete venire! Ricordiamo ancora le immagini di quel pomeriggio: due birre incrociate, una distesa di sabbia e il rosso del sole che si scontra col blu del mare. Qui purtroppo finisce la nostra esplorazione della parte più occidentale di Creta. Il sud ci attende e per non farlo aspettare troppo decidiamo di affrontare subito le 3 ore di viaggio che ci separano dalla prossima meta: Matala.
5° giorno: Matala
Matala: il paradiso cretese degli hippies. La cittadina dei murales, della musica dal vivo, delle spiagge nudiste e dei mojito che ti cambiano la giornata. Una città che ti accoglie col motto “Today is life Tomorrow never comes“. Per noi è stato amore a prima vista. La prima tappa è stata la RED BEACH, una spiaggia dalla sabbia ocra scuro e dall’acqua azzurra come il cielo. Per arrivarci bisogna scendere per circa 20 minuti da un sentiero sulla montagna seguendo delle frecce colorate sulle rocce. La spiaggia ci era stata suggerita da un amico romano, passato da qui anni fa, che nel suo racconto però aveva tralasciato un particolare: era una spiaggia per nudisti!
Davanti a noi si presentavano solo due alternative: risalire la montagna sotto il sole di mezzogiorno o….assaporare una libertà mai provata prima. Ma “Today is life…” come dice il motto della città e quindi via i vestiti. Oltre all’azzurrissima acqua del mare l’unica attrattiva della spiaggia è il chioschetto multicolore del mitico Yannis, il “re dei mojito” come si definisce lui.
Prima di andarcene quindi ci sediamo a verificare la correttezza dell’affermazione e con un tono di sfida ordiniamo un solo mojito. Questa storia vede la Grecia uscire trionfante dal match, mentre due ingenui italiani risalivamo barcollando i fianchi della collina. Trascorriamo il resto del pomeriggio sulla spiaggia principale di Matala, all’interno di una baia fiancheggiata da un’altura con grotte di epoca preistorica.
Matala ci è piaciuta talmente tanto che decidiamo di fermarci qui per la notte. Nonostante l’assenza di movida a causa della pandemia, quella sera abbiamo avuto la fortuna di beccare un live rock/blues in uno dei locali più vivi della città, il Marinero.
6° giorno: le spiagge di Preveli, Triopetra e Agios Pavlos
La triade del sud. Tre spiagge che bisogna godersi con tutta la calma che meritano ma che noi, per mancanza di tempo abbiamo dovuto racchiudere in un’unica giornata. Iniziamo con la più lontana da Matala: la particolarissima Preveli. Una lingua di sabbia mista a ciottoli fa da spartiacque fra il mare e il corso del fiume Megas Potamos. Lungo le sue rive, una foresta di palme, cresciuta fra le pareti di un piccolo canyon, conferisce al luogo un’atmosfera esotica.
Passiamo la mattinata così, alternando le acque dolci dei laghetti del canyon alle acque salate del mare e perdendoci fra i sentieri della foresta. Ma il tempo scorre in fretta; dopo un breve ristoro nell’unico bar della spiaggia, torniamo al parcheggio e ci dirigiamo verso la seconda meta: Triopetra. Qui per fortuna l’accesso spiaggia non è preceduto da nessun sentiero. Ci concediamo qualche ora di assoluto relax immersi nelle sue acque blu e verdi, limpidissime, osservati solo dai tre silenziosi faraglioni che battezzano la baia.
Riusciamo ad arrivare ad Agios Pavlos nel pomeriggio inoltrato. Avevamo sentito parlare di una spiaggia di dune di sabbia molto bella e abbiamo provato a trovarla, invano. Guido si concede un ultimo bagno in una spiaggetta scovata per caso, mentre io decido di andare ad esplorare la baia. Sul promontorio che delimita il perimetro della spiaggia, si nascondono delle scale, che decidiamo incuriositi di salire prima di rimetterci in macchina. Arrivati in cima, proseguiamo a piedi per qualche metro, finché scoviamo le famose dune di sabbia. Rimaniamo qui per qualche minuto, seduti sulle rocce, ad osservare uno dei tramonti più belli dell’isola.
7° giorno: Ierapetra, la spiaggia di Vai e Agios Nikolaos
Ierapetra è la città più a sud-est di Creta. Volevamo andarci perché da qui partono i traghetti che portano all’isola di Chrissi, un angolo di paradiso dalla acque cristalline e sabbie bianche come le nuvole. Stavolta i nostri progetti falliscono miseramente: perdiamo l’unico traghetto dell’intera giornata (il post pandemia aveva ridotto drasticamente il numero delle partenze ma normalmente ci sono diverse corse giornaliere).
Per spazzare via la delusione rimaniamo in città per fare un bagno e dedicarci ad un breve tour, durante il quale ci imbattiamo in una fortezza veneziana e in una piccola casetta in cui dicono sia vissuto Napoleone. La scelta sulla destinazione successiva cade sulla Palm Beach di Vai, sulla punta più orientale di Creta.
Dopo due ore e mezza in auto durante una calda giornata estiva, la vista di Vai è paragonabile a quella di un oasi nel deserto. E in qualche modo un po’ lo è davvero. Una foresta di palme, la più grande d’Europa, fa da palcoscenico ad una spiaggia dalla sabbia bianca e dal mare turchese. Un promontorio roccioso delimita la spiaggia sul lato destro e a chi sale sulla sua sommità regala uno splendido panorama di tutta la baia.
La nostra giornata si conclude ad Agios Nikolaos, la più grande e probabilmente più bella fra le cittadine dell’est. La città si presenta a noi in tutta la sua vivacità e diversità! Intorno ad uno splendido molo si alternano piazze, ristoranti e locali pullulanti di vita. Ma né l’atmosfera dei lounge bar né quella rumorosa delle disco fa per noi e così continuiamo a vagare. Istintivamente entriamo nell’unico locale che sembrava distinguersi dagli altri e…si…eravamo nel pub più rock che ci potesse capitare!!! Locale piccolo ma pieno di vita: poster, foto, raccolte infinite di vinili, e una colonna sonora tutta rock…tutto rifletteva l’anima di Yannis, il proprietario. Se riuscirete ad entrare nelle sue grazie vi assicuriamo che non tornerete a casa sobri.
8° giorno: Dikteon Andron e Malia
La mattina dell’ultimo giorno a Creta la passiamo fra le stradine di Agios Nikolaos, per osservarla con i nuovi colori del giorno. Ed è così che toni più suggestivi e sereni prendono il posto delle tinte romantiche ed euforiche della notte. Verso l’ora di pranzo andiamo a visitare il Dikteon Andron, una grotta all’interno del Monte Dicte, dove la leggenda vuole sia nato Zeus. Ed è proprio percorrendo la strada che taglia l’altopiano del Lassithi e arriva al monte che ci troviamo immersi in uno dei paesaggi più pittoreschi dell’isola. Mulini a vento ornano tutta la piana, piccole taverne dai colori sgargianti e ricche di fiori segnano il perimetro dell’asfalto. Tutto ci accompagna alla scoperta della tranquillità.
All’interno della grotta un breve percorso obbligato ti porta in profondità, fra le stalagmiti illuminate ad hoc per rendere l’atmosfera più suggestiva. Consigliamo a chi si trovasse già in zona di andare a vederla; in alternativa si può optare per la grotta Melidoni, più vicina ai luoghi turistici dell’ovest. Prima di raggiungere Heraklion facciamo una sosta a Malia per un ultimo bagno. Qui, una spiaggia molto attrezzata compensa la minor forza attrattiva del mare. Ma in fondo Malia è più famosa per lo svago notturno che per le spiagge. Arrivati ad Heraklion, riconsegniamo l’auto e saliamo sulla nave che ci avrebbe riportato ad Atene, da dove avremmo preso l’aereo la mattina successiva.
Rimaniamo ad osservare il tramonto sul ponte della nave, immersi ognuno nel proprio silenzio. La mente ripercorre ogni singolo fotogramma di questi otto giorni e ad ogni immagine aumenta in noi la convinzione che in Grecia sicuramente ci ritorneremo. Ma per stavolta il tempo di bere raki è finito e il suono della sirena a bordo diventa il tramonto di questo splendido viaggio.
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