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Islanda,  Itinerari

Itinerario di 9 giorni in Islanda

L’Islanda è una terra magica. Uno di quei luoghi in cui arrivi senza sapere benissimo cosa ti aspetta. Ricordo che sull’aereo ogni tanto ci guardavamo e affermavamo “ehy ma stiamo andando davvero fin lassù??”, come a non voler credere di aver scelto davvero quella meta. Ancora oggi, però, l’Islanda rimane il posto più magico che abbiamo avuto la fortuna di visitare e sicuramente ci torneremo per scoprire altri luoghi e rivivere la pace di quei giorni (anche perché l’aurora boreale non l’abbiamo vista!).
Ecco il nostro primo itinerario di 9 giorni.

1° giorno: Blu Lagoon

Per raggiungere l’Islanda abbiamo scelto una combinazione di voli che da Catania ci avrebbe portato a Vienna, dove avremmo trascorso la notte, e la mattina dopo con un diretto saremmo giunti a destinazione. Il nostro volo per Reykjavík sarebbe partito solo nella tarda mattinata, quindi ne approfittiamo per fare colazione da Demel, una delle pasticcerie più rinomate per la torta Sacher. Passeggiamo un po’ per il centro e poi dritti in aeroporto, dove ci aspetta un volo di 4 ore per la capitale islandese.

Arriviamo all’Aeroporto Internazionale di Keflavík verso le 17, troppo tardi per cominciare qualsiasi tour nelle vicinanze, considerando che avremmo perso ancora almeno un’oretta per completare le procedure del noleggio auto. Così, presa la macchina e posate le valigie nella guest house, facciamo subito tappa al Blu Lagoon, una struttura creata in un’area geotermale dove rilassarsi in un’enorme piscina di acqua termale.

Considerando il freddo esterno, i 37-39° che raggiunge la temperatura dell’acqua sono più che piacevoli. L’acqua è ricchissima di silice, calcare e zolfo, che, oltre a conferirle quel bellissimo colore azzurro, renderanno i vostri capelli molto simili alla paglia quindi, se mai doveste andarci, ascoltate i consigli del personale e usate i prodotti da bagno che vi daranno all’ingresso. All’interno della piscina si può usufruire di un bar (è permesso consumare immersi in acqua) e di un chioschetto che distribuisce delle maschere per il viso create con minerali locali. Top del relax sono state le cascate per i massaggi cervicali. Dopo esserci rilassati fino all’ora di chiusura, ci ritiriamo direttamente nella guest house.

2° giorno: Seljalandsfoss, Skógafoss, spiaggia nera di Reynisfjara

Primo vero giorno in giro per questa terra così geograficamente e culturalmente lontana da noi. Iniziamo il nostro viaggio inoltrandoci nel sud dell’Islanda. Prime due tappe: Seljalandsfoss e Skógafoss. L’Islanda in realtà è ricca di cascate, potete trovarne tantissime lungo il vostro tragitto; alcune nel corso del tempo sono diventate mete turistiche più importanti rispetto ad altre, ma ognuna è unica nel suo genere. Seljalandsfoss è la prima che incontriamo ed è anche una delle più note. La sua particolarità sta poter girare dietro il flusso d’acqua seguendo un semplice sentiero: avvicinandosi si riesce anche a vedere un bellissimo arcobaleno che rende il paesaggio ancora più spettacolare. cascata-Seljalandsfoss

Una roccia sporgente verso la cascata è diventata il punto più gettonato dai turisti che volevano farsi travolgere da uno dei getti d’acqua meno potenti: naturalmente non ci siamo tirati indietro nemmeno noi, ma una volta usciti dalla grotta abbiamo dovuto aspettare un’oretta che si asciugassero i vestiti. Mentre aspettavamo il retro della cascata è diventao improvvisamente l’ambientazione di uno splendido matrimonio (evento non raro a Seljalandsfoss): due spose, con il loro bianchissimo abito, hanno salito il sentiero per celebrare il rito dietro la cascata con l’arcobaleno che colorava il cielo. Tutto molto suggestivo! Vestiti asciutti e siamo di nuovo on the road.

Rimaniamo sempre sulla Þjóðvegur, la Strada Anello o Route 1 che percorre tutta l’isola in forma circolare, e proseguiamo verso Skógafoss. Lungo la tragitto la strada procede come in una favola: prati verdi interminabili, case in torba, piccole fattorie in cui fermarsi per accarezzare pecore e cavalli e, stranezza delle stranezze, una lunga recinzione con centinaia di reggiseni appesi. Cercando un po’ online scopriamo che quest’usanza deriva da una vecchia storia accaduta in Nuova Zelanda; altri invece parlano di un evento islandese in cui ad alcune ragazze furono rubati dei reggiseni. In ogni caso sembra che adesso attaccare il proprio reggiseno a quel filo spinato porti fortuna.

Lasciato il reggiseno appeso in quel recinto multicolor, arriviamo a Skógafoss, la “cascata del bosco”. Agli appassionati di Serie Tv interesserà sapere che qui sono state alcune scene del Trono di Spade e di Vikings. La storia di Floki in Vikings, che riuscì a raggiungere l’Islanda stabilendovi un insediamento, ricalcherebbe la realtà storica di Þrasi Þórólfsson, primo fra i Vichinghi ad essere realmente riuscito nell’impresa. Si narra addirittura che Þrasi abbiamo nascosto qui un forziere pieno di monete d’oro, il cui riflesso si può intravedere quando il sole colpisce l’acqua con i suoi raggi. Alcune delle monete ritrovate si trovano nelle maniglie del portale della chiesa di Skógar o nel suo museo. Si narra, inoltre, che chiunque si bagni nelle acque della cascata possa ritrovare un oggetto perduto e a lungo cercato. spiaggia-nera-vik

Lasciamo la possente Skógafoss verso le 19; qui il sole tramonta molto tardi, il che ci dà ogni giorno molto più tempo per visitare luoghi. Raggiungiamo così Reynisfjara, la spiaggia nera della cittadina di Vik. Per noi che veniamo da due città vulcaniche non meraviglia vedere una spiaggia di sabbia nera, ma passeggiare lì alla luce di quel cielo tenue senza altra gente intorno ci ha trasmesso molta tranquillità. Molti cartelli invitano i turisti a non avvicinarsi all’acqua e non raggiungere le grotte sotto la scogliera, poiché in alcune giornate il mare mosso diventa molto pericoloso a causa delle forti correnti che trascinano verso il largo.

Quel giorno il mare era piatto e la bassa marea aveva fatto emergere una larga lingua di terra che ci ha permesso di passeggiare con tranquillità lungo tutta la spiaggia. La sua particolarità sono i basalti colonnari che caratterizzano la parete della scogliera, del tutto uguali al Giant’s Causeway in Irlanda. Proprio lì, sulla loro sommità abbiamo avvistato i Puffin (le pulcinelle di mare), piccoli uccelli neri col petto bianco, il becco rosso e lo sguardo dolcissimo.

Dopo aver visto due cascate, km di vegetazione, la spiaggia nera e le pulcinelle andiamo finalmente a dormire….in macchina! Si perché la nostra solita abitudine di non prenotare gli alloggi qui non ha funzionato: la zona del Circolo d’oro è estremamente turistica e le guest house sono davvero poche. Ma pazienza, il bello dell’improvvisazione è anche questo.

3° giorno: Dyrhólaey, Laufskálavarđa, Kirkjugólf, Stjórnafoss, Skeiðará Bridge Monument

Appena svegli scopriamo con sorpresa che in realtà avevamo trascorso la  notte nel parcheggio di un piccolo campeggio: questo ci ha permesso di usarne i servizi per una doccia veloce e poi via, di nuovo in marcia. La prima sosta è il promontorio di Dyrhólaey, una penisoletta di origine vulcanica, al cui interno c’è un arco di lava nera che affonda le sue basi in mare. Dyrhólaey-islanda

Continuiamo a percorre la Route 1, imbattendoci in Laufskálavarđa, una piccola area a bordo della strada dove si trovano decine e decine di piramidi di pietre create dai viaggiatori. Non è la prima volta che ci imbattiamo in creazioni del genere (anche in Italia se ne trovano), ma qui sono davvero tante! Naturalmente abbiamo lasciato anche noi il segno del nostro passaggio.

Qualche km più avanti ci fermiamo a Kirkjugólf, un altro spazio aperto ai bordi della strada dove si conservano altre colonne di basalto esagonali. A meno di un km si trova la cascata di Stjórnafoss, molto più semplice di quelle già viste ma ugualmente bella. Ci rimettiamo in macchina per avvicinarci quanto più possibile a Jökulsárlón, il ghiacciaio che avremmo dovuto vedere l’indomani, e lungo la strada, quando ormai il sole stava tramontando, arriviamo allo Skeiðará Bridge Monument, i resti di un ponte distrutto da una combinazione di fenomeni glaciali ed eruttivi.

In realtà la struttura in sé non ha niente di bello, sono solo travi di ferro che emergono dal terreno, ma è stato sicuramente interessante leggere la storia della sua evoluzione nel tempo e il suo vano tentativo di fare parte integrante del paesaggio. Dopo un’altra lunga giornata, finita anche stavolta senza aver trovare un posto dove pernottare, entriamo nel Parco Nazionale di Skaftafell per dormire nuovamente in macchina nel parcheggio del campeggio.

4° giorno: Jökulsárlón, Parco Nazionale di Skaftafell, Höfn

Ci svegliamo sempre più arrugginiti ma per fortuna le lunghe camminate giornaliere ci rimettono sempre in sesto. Questo quarto giorno l’abbiamo completamente dedicato alla visita di Jökulsárlón, il lago di origine glaciale pieno di iceberg che costeggia il Parco Nazionale di Skaftafell, che visiteremo poi nel pomeriggio. La visita del lago è stata una delle esperienze più belle: quel paesaggio glaciale, così lontano da quelli che siamo soliti vedere nella vita, ci ha davvero emozionato. I colori sono indescrivibili: blocchi di ghiaccio bianchissimi emergono dall’azzurro intenso del lago, che fa da specchio a tutto ciò che lo sovrasta. Scegliendo uno dei tour in gommone o nei mezzi anfibi è possibile fare il giro del lago e toccare con mano gli iceberg.

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Dopo la traversata nella laguna ghiacciata corriamo al Parco Skaftafell, un ottima meta per gli amanti delle camminate in mezzo alla natura. Il principale punto di interesse del parco è Svartifoss, la “cascata nera” circondata dagli altissimi basalti colonnari. Dopo qualche ora e qualche km percorso attraverso il sentiero del parco, ritorniamo a Jökulsárlón, perché ci avevano suggerito di essere presenti al tramonto.

La sera, infatti, gli iceberg più piccoli vengono risucchiati dalla corrente fino a bloccarsi nel canale che collega il lago all’oceano: la corrente dopo qualche minuto riesce a frantumare il blocco di ghiaccio in piccoli pezzi che vengono trascinati dalle acque fino a depositarsi sulle rive delle due lunghe spiagge nere ai lati del canale, che proprio per la presenza di questi blocchi di ghiaccio vengono chiamate Diamond Beach. Passeggiamo a lungo vicino al mare, divertiti dalla presenza del ghiaccio e delle strane forme che assumeva.

Tornati al lago ormai il sole era quasi tramontato e il blu dell’acqua si era tinto del nero delle nuvole, creando un forte contrasto con il rosso intenso del sole che rendeva tutto magico. Riusciamo anche ad avvistare un paio di foche. Finalmente per stanotte riusciamo a trovare un campeggio in cui dormire in tenda, vicino la cittadina di Höfn.

5° giorno: fiordi orientali, Gufufoss, Seyðisfjörður

La mattina veniamo svegliati dal belare delle capre che avevano circondato la nostra tenda; riuscivamo anche ad intravedere la sagoma attraverso l’ombra sulla tenda (proprio tipo film di Hitchcock). Da oggi avremmo abbandonato il turistico Circolo d’oro per dirigerci verso nord. Il Circolo d’oro è l’area geografica che, partendo da Reykjavík, comprende le maggiori attrazioni turistiche dell’Islanda, fra cui appunto Jökulsárlón, i Geysir, il Parco Thingvellir e le cascate più note. Solitamente i turisti che hanno a disposizione pochi giorni si fermano solo in quest’area. Noi, invece, volevamo vedere quante più cose possibili e così decidiamo di salire verso nord.

Dedichiamo l’intera giornata per raggiungere Húsavík e provare a vedere le balene in uno dei tour organizzati in città. Percorriamo così la strada che costeggia i fiordi dell’est, ammirando durante il tragitto la bellezza delle scogliere islandesi, un lungo percorso di 6 ore interrotto solo dalla pausa pranzo, in un paesino talmente piccolo da avere al massimo una decina di casette, e dalla sosta a Gufufoss, la “cascata del vapore”, e Seyðisfjörður. Seyðisfjörður-islanda

La prima è una piccola cascata da cui nasce un piccolo fiume: si può tranquillamente raggiungere a piedi perché è quasi a ridosso della strada. Il suo nome deriva dal vapore acqueo che circonda la cascata dopo lo scioglimento della neve. Seyðisfjörður, invece, è un piccolo villaggio situato alla fine dell’omonimo fiordo, con caratteristiche casette di legno, ai lati di una stradina color arcobaleno che conduce ad una piccola chiesetta.

Altre tre ore ci dividono da Húsavík, così decidiamo di fermarci a  dormire in una guest house, a un’oretta dalla meta, non proprio di passaggio ma raggiungibile con una piccola deviazione (si, da ora in poi troveremo guest house libere proprio perché qui al nord il turismo è minore). Ennesimo imprevisto: l’unica strada che raggiungeva la guest house aveva lavori in corso per circa 30 km. Il che non sarebbe stato un problema se non fosse stata notte fonda, la strada fosse stata illuminata e soprattutto avessimo avuto l’assicurazione per i danni agli pneumatici. Non verificandosi nessuna delle tre circostanze, abbiamo proseguito a circa 15 km orari (perché per uno dei due la prudenza non è mai troppa) nel nulla cosmico sperando di non sentire botti. Un modo sicuramente alternativo di terminare la giornata. 

6° giorno: Húsavík, Ásbyrgi, Dettifoss, Namaskardh, Akureyri

Tempo ostile. Dopo 5 giorni di sole e temperature miti, l’unico giorno il cui avevamo progettato di vedere le balene arrivano il freddo, vento gelido, nebbia e pioggia. Raggiungiamo comunque Húsavík ma ci sconsigliano tutti il tour del whale watching perché sicuramente non avremmo visto niente. Nell’attesa di decidere come continuare la giornata visitiamo quanto meno il Museo delle Balene, piccolo ma davvero interessante. Al suo interno 8 piccole stanze illustrano le caratteristiche delle varie specie, anche attraverso alcuni reperti ossei: la stanza più grande riproduce addirittura l’intero scheletro di una balena.

Vista la temperatura ci consoliamo a pranzo con la tipica zuppa d’agnello e poi rotta verso il canyon di Ásbyrgi. Avremmo dovuto evitare anche questa tappa vista la pioggia ma il nostro viaggio sarebbe continuato verso ovest e non avremmo più avuto la possibilità di visitarlo, quindi nonostante tutto decidiamo di andare. Appena arrivati la pioggia era talmente forte da non permetterci nemmeno di uscire dall’auto ma ormai la giornata aveva preso questa piega. Quindi decidiamo di rimanere e aspettare che almeno la pioggia rallentasse. Dopo circa un’ora rallentò abbastanza da permetterci di visitare il canyon. Stavolta la testardaggine è stata premiata.

Ásbyrgi è un canyon a forma di U, circondato da muri di roccia alti 100 m e da una foresta di betulle. Secondo una leggenda la forma a ferro di cavallo ha avuto origine da uno degli otto zoccoli di Sleipnir, il cavallo di Odino. La parete rocciosa del canyon assume delle connotazioni molto particolari a causa della viscosità della lava, che durante il suo percorso formò dei tunnel lavici: la parte esterna si solidifica mentre all’interno la massa calda scorre lasciando il canale vuoto. Secondo una spiegazione più divertente, invece, le strane strutture delle rocce sarebbero le facce di un gruppo di Elfi pietrificati da un mago. dettifoss-islanda

Seguendo un lungo sentiero sopra le pareti rocciose del canyon si arriva a Dettifoss, la cascata più imponente d’Islanda. Vista la pioggia noi la raggiungiamo in macchina. La cascata ha un flusso talmente potente da sollevare altissimi spruzzi e creare forti boati. L’urto dell’acqua è abbastanza forte da abbassare il livello del suolo di diversi cm ogni anno. La visita alla cascata comunque è del tutto sicura.

Dopo una giornata sotto la pioggia ci dirigiamo ad Akureyri, forse la città più grande del nord. Come sempre le sorprese on the road non mancano: lungo la strada un forte odore di zolfo e diverse fumarole attirano la nostra attenzione. Così ci fermiamo e scopriamo di essere nell’area di Namaskardh, una zona geotermale dove l’acqua mista al fango può raggiungere i 100°. Non conoscendo la zona ed essendo soli rimaniamo a bordo strada, giusto il tempo di qualche scatto prima di ripartire e raggiungere Akureyri.

7° giorno: Akureyri, Goðafoss, Reykjavík

Qualcuno disse “credici e sei già a metà strada”. E noi ci abbiamo creduto. Cambiata location e con un meteo amico, stavolta riusciamo a salpare alla ricerca delle balene nel mar di Groenlandia. Purtroppo ci dicono che il tempo non è comunque adatto e che sicuramente quelle poche balene che avremmo visto non ci avrebbero intrattenuto con i loro soliti spettacoli marini. Ma poco importa, siamo riusciti comunque ad avvistarne circa una decina, seppur da lontano.

Nonostante i vestiti molto pesanti e le tute mega imbottite dateci a bordo, dopo poco l’aria gelida del mare ci ha messo a dura prova. Quindi finita la navigazione ci riscaldiamo con un pranzo a base di salmone e agnello e poi via, verso la spettacolare Goðafoss, la “cascata degli dèi”. La cascata deve il suo nome alla leggenda seconda la quale, dopo che il cristianesimo divenne la religione ufficiale del paese, nelle sue acque furono gettate le statue degli déi. In tarda serata inizia un altro lungo viaggio: la nostra ultima meta, Reykjavík, ci aspetta, ma prima di raggiungerla ci aspettano 5 ore di tragitto.

8° giorno: Geysir, Gullfoss, Reykjavík

Ci svegliamo finalmente nella capitale alla ricerca di cibo e caffè. Il parziale isolamento di questi giorni ci aveva quasi disabituato alla presenza di tante persone attorno a noi: girovagando per l’isola avevamo incontrato villaggi di poche centinaia di persone, a volte decine, pochi turisti, strade senza macchine. Ritrovarci di colpo nuovamente circondati da auto e persone è stato un po’ traumatico. Ma the show must go on e adesso è arrivato il momento dei geyser. geyser-islanda

L’area si trova a circa un’ora e mezza in auto da Reykjavík, nella valle di Haukadalur. Qui sono presenti diversi geyser, che prendono il nome dal più antico e più potente Geysir (in islandese “eruttare”). I due più conosciuti e visitati sono appunti Geysir, ormai dormiente perché la cavità è ostruita, e Strokkur, più piccolo ma attivo. È qui che si accalcano tutti per vedere il getto di acqua che circa ogni 10 minuti schizza verso il cielo. Un’esperienza divertentissima. Dopo pranzo visitiamo la nostra ultima cascata, Gullfoss, la “cascata d’oro”, forse la più ampia vista finora. Vale sicuramente la pensa visitarla, per via dei giochi di luce, dei numerosi arcobaleni e della potenza del flusso delle sue acque.

Nel pomeriggio finalmente è il turno di Reykjavík. Per prima cosa visitiamo la Chiesa di Hallgrímur, spettacolare per la sua facciata che ci ricorda un po’ le canne di un organo o i basalti colonnari. Fuori, nella piazza antistante, si erge la statua di Leif Erikson, esploratore islandese, primo europeo sbarcato in America. Lasciata la piazza passeggiamo fra le vie del centro, fino ad arrivare sul lungomare, dove si trova la Sólfar, la “nave del sole”, una scultura che rappresenta una drakkar, la nave vichinga. La nostra unica sera in una città la passiamo girando fra i vari pub e locali del centro, a farci prendere in giro per il nostro abbigliamento da montagna da islandesi ubriachi in pantaloncini e maniche corte.

9° giorno: Parco Nazionale Thingvellir

Nono e ultimo giorno. Prima di salutare questa splendida isola e dirigerci in Irlanda, visitiamo il Parco Nazionale Thingvellir, dove la faglia euroasiatica e americana si incontrano. Dentro il parco il sentiero conduce a piccole cascate, un canyon e alla faglia di Silfra, dove gli amanti dello snorkeling possono immergersi per osservare le pareti dei due continenti. Sempre per gli appassionati di Game of Thrones: è qui che Arya percorre il suo viaggio verso la Valle di Arryn con il Mastino. Finito il tour nel parco, ritorniamo in città. Passeggiamo un’ultima volta per le vie del centro, assaggiamo la tradizionale zuppa di pesce e facciamo un ultimo brindisi prima di salutare questa nazione unica.

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